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martedì, agosto 18, 2026

Gocce d'inchiostro: Company parade - Margaret Storm Jameson

Quando si vive e si cresce in un contesto storico che inevitabilmente ti cambia, ti fa maturare, invecchiare, porsi delle domande che oscillano continuamente fra il buono e il giusto, esso influenza te e tutto ciò che ti circonda. Il passato lascia un impronta, una traccia di impurità, crudeltà, errore, e per spiegarne le motivazioni della nostra esistenza non c'è altra ragione che vivere. Niente a che vedere col temperamento. Nulla a che fare con la grazia o la redenzione. È insita in ognuno di noi. Essa esiste prima di noi. 
La recensione che prevede il post di oggi, comprende l'incomprensione, una frustrata di spiegazioni e incomprensioni, ma, soprattutto, esplica come l'atto dell'essere liberi è uno scherzo crudele a cui non crede nessuno. Company Parade è la rappresentazione perfetta di una fantasia pura e terrificante. Uno spaccato sociale che è in netto contrasto alle ideologie romantiche della Howard, i cui personaggi sono combattenti che alienano nient'altro che di fuoriuscire dall'ineluttabilità della guerra. Assieme a questo, ovviamente, un amore profondo e cocente per la scrittura, valvola di sfogo o di rivolta contro gli ideali raggiunti. Come un credo religioso. 
Non c'è abbastanza crudeltà per chi si avvale di una certa supremazia, e neppure sufficiente calma. Tutto quello che esplica questo romanzo, le dissolutezze, le depravazioni, i piaceri più efferati, sono qui estremamente incisi su carta, maniacalmente descritti, poiché la Guerra esiste, è esistita e sempre esisterà. 

Titolo: Company Parade
Autore: Margaret Storm Jameson
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N°di pagine: 403
Trama: Nel 1918 la giovane Hervey Russell si trasferisce a Londra lasciandosi alle spalle il marito, ufficiale di terra dell'Air Force impiegato a Canterbury, e il figlio piccolo, che viene affidato alle cure di una nutrice. Hervey è forte e vulnerabile al tempo stesso, a muoverla è la voglia di affermarsi, ma anche il desiderio di dare al figlio le migliori condizioni di vita. Viene assunta come assistente copywriter presso un agenzia pubblicitaria, dove lavora per David Renn, solitario e disilluso veterano di guerra; ha due amici storici, Philip e T. S, due ex soldati che hanno in mente di dare vita a un nuovo giornale; Philip è innamorato dell'amica mentre T. S. è sposato con Evelyn Lamb, direttrice e editor del << London Review >>. Mentre scopre la vivace scena culturale londinese, popolata da scrittori presuntuosi, intellettuali salottieri e spregiudicati uomini d'affari, Hervey è tormentata dalle sue vicende sentimentali. Il rapporto con il marito Penn non è affatto semplice: Hervey non è più innamorata di lui e ha una relazione con 'l' americano'. Dal canto suo, anche Penn tradisce la moglie con la giovane Len Hammond, e la scoperta da parte di Hervey della relazione del marito accresce i problemi nella coppia. Il mondo va avanti, ma la guerra ha lasciato un segno indelebile nelle vite di tutti e ognuno, guardandosi dentro, non può fare a meno di scontrarsi con un grande buio. 

venerdì, gennaio 31, 2025

Gocce d'inchiostro: Le streghe di Manningtree - A K Blakemore

In qualche modo si torna a valicare i confini di mondi che in passato abbiamo vissuto. Che si provino i medesimi sentimenti della prima volta, alla prima lettura, con tante altre storie che reclamano la tua attenzione, non riesco a distaccarmi dal corpo, diventare materia e guardarmi attraverso gli occhi di un altro. Non riesco a non giudicarmi, in quanto di primo acchito la lettura di questo romanzo mi ricordò il celeberrimo La lettera scarlatta, romanzo che mi segnò solo dopo una ennesima rilettura. Si, nel senso che non lo considero fra le mie migliori letture ma un romanzo assolutamente degno di nota. Il romanzo d’esordio della Blackmore, un piccolo frammento, inestimabile, audace, solenne, moralista e dignitoso che si è incassato fra le pieghe del mio animo come non credevo, è la possibile forma letteraria di romanzo a tema il cui messaggio perpetuerà nel mio spirito per molto più di tempo di quel che credo. Perché mediante un sofisticato, poetico meccanismo storico letterario terrà saldo il legame che incorre tra presente e passato, oggetto di ignominia alla miseria, allo squallore economico e sociale di un secolo che sembra ormai perduto e il suo coraggio di combinare le basi di una storia complicata, uno stile aulico, solenne, poetico che come una ferita brucia ancora sulla mia pelle. Coscientemente riassume bene quanto fosse ingiusta la vita di qualsiasi donna sul finire del 1600. Quasi un cervo che non si lascia prendere, nonostante talvolta si sia fermato esausto e assetato, ma determinato a scappare, vivere, sopravvivere.

Titolo: Le streghe di Manningtree

Autore: A K Blakemore

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 18, 50€

N° di pagine: 336

Trama: Inghilterra, 1643. Il Parlamento combatte contro il re, la guerra civile infuria, il fervore puritano attanaglia il Paese e il terrore della dannazione brucia dietro ogni ombra. A Manningtree, una cittadina della contea dell’Essex privata dei suoi uomini fin dall’inizio della guerra, le donne sono abbandonate a se stesse; soprattutto alcune di loro, che vivono ai margini della comunità: le anziane, le povere, le non sposate, quelle dalla lingua affilata. In una casupola sulle colline abita la giovane Rebecca West, figlia della vedova Beldam West, «donnaccia, compagna di bevute, madre»; tra un espediente e l’altro Rebecca trascina faticosamente i suoi giorni, oscurati dallo spettro incombente della miseria e ravvivati soltanto dall’infatuazione per lo scrivano John Edes. Finché, a scombussolare una quotidianità scandita da malelingue e battibecchi, in città non arriva un uomo: Matthew Hopkins, il nuovo locandiere, che si mostra fin dal principio molto curioso. Il suo sguardo indagatore si concentra sulle donne più umili e disgraziate, alle quali comincia a porre strane domande. E quando un bambino viene colto da una misteriosa febbre e inizia a farneticare di congreghe e patti, le domande assumono un tono sempre più incalzante… Le streghe di Manningtree è la storia di una piccola comunità lacerata dalla lenta esplosione del sospetto, in cui il potere degli uomini è sempre più illimitato e la sicurezza delle donne sempre più minata.

mercoledì, gennaio 15, 2025

Gocce d'inchiostro: Burr - Gore Vidal

Nel corso della mia vita, di combattenti letterari, ora che ci penso, ne ho letto molto molto pochi. E quei pochi letti, finiti nel dimenticatoio. Leggendo tanto, dedicando del tempo a quegli autori che considero vitali come l’aria che respiro, sembra più che logico che certe << figure >> la mia coscienza le fagociti ma li annulli, completamente, nel tempo. Quest’anno sarà all’insegna delle nuove possibilità, delle nuove opportunità, di progetti che sono stati idealizzati e iniziati nel tempo e adesso soggetti a un lavoro finale di finitura, di conclusione. Burr giunse in un momento in cui questi progetti di cui faccio cenno non erano nemmeno a metà dell’opera, in un momento in cui desideravo leggere di un uomo celebre come Gore Vidal ma in cui ho potuto godere del viaggio. A volte certe letture possono essere benefiche, di grande aiuto per mantenere in forma non solo lo spirito ma anche la mente che l’anima durante il loro impervio cammino. E molto meno grandioso di quel che si crede, la figura austera di Burr si mimetizza nelle maglie di un racconto in cui l’approccio umano è di forte spessore e il tono alleggerito da forti digressioni relativi alla vita privata del valoroso Burr, in un tuffo nel passato che è preludio di un epoca, di un frammento storico in cui l’America aveva emesso il primo vagito.


Titolo: Burr

Autore: Gore Vidal

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 608

Trama: New York, 1833. Il colonnello Aaron Burr, settantasette anni, si è appena sposato. È ormai un anziano politico considerato da molti un mostro, ma è determinato a raccontare la sua storia. Sceglie di confidarsi con un giovane giornalista, Charles Schermerhorn Schuyler. Insieme, esplorano il suo passato. Nel 1804, da vicepresidente, Aaron Burr sfida in un duello la sua nemesi politica, Alexander Hamilton. Lo uccide. Nel 1807 viene arrestato, processato e infine assolto dall’accusa di tradimento. La cronaca che emerge è la parabola travagliata di un uomo, statista di successo spesso temuto, sullo sfondo del continuo dramma civile di una giovane nazione. E laddove l’antieroe protagonista è un affascinante gentiluomo, i suoi avversari altro non sono che comuni mortali: George Washington è un ufficiale militare incompetente che ha perso la maggior parte delle sue battaglie; Thomas Jefferson è un ipocrita che ha ordito un complotto contro di lui; Alexander Hamilton è un opportunista di nascita bastarda troppo ambizioso.

martedì, giugno 08, 2021

Gocce d'inchiostro: Veronica e il diavolo. Storia di un esorcismo a Roma - Fernanda Alfieri

Di romanzi storici che detengono il tema della possessione non avevo mai letto niente. Ora che mi sono approcciata a Fernanda Alfieri credo proprio che approfondirò certi suoi argomenti con la lettura di altri romanzi, anche se oramai è divenuto un rito quello di celebrare e salutare argomentazioni e tematiche a me sconosciute che in niente mi affascinano moltissimo; partecipo all’iniziazione di sortire quella determinata lettura senza dare peso a niente e nessuno. Recito una parte senza sapere né come né perché. Un arcobaleno dai colori impazziti.
Recentemente, affascinata da tale tema, mi recai fra le vecchie mura della capitale italiana, nel 1830, interessata a seguire passo dopo passo quali sarebbero state le modalità di sopravvivenza di una ragazza posseduta dal diavolo. Una di quelle rare occasioni in cui il sentimento prevale sulla ragione, e che fra le pagine del romanzo dell’autrice ho acquisito una notevole conoscenza di questa natura: le sue ricerche mi condussero fra le braccia di gesuiti e frati che impelagati nell’affannosa ricerca di rivelare verità sconcertanti e cocenti lasciano le loro abituali quotidianità per urbanizzarsi nell’estirpare questo male assoluto rivelando dalle maglie dell’oblio la più cocente verità. Molti studiosi sono morti tramandando segreti che nessun giovane ha mai veramente appreso. Dopotutto il sapere serve anche a questo, quando si crede di vedere ciò che abbiamo dinanzi ai nostri occhi ma che in realtà non vediamo. Fernanda Alfieri se ne fece un cruccio, e scomparendo dal mondo odierno, estrapolò quelle giuste conoscenze che strada facendo si sono perse; la cultura a questo proposito è un bellissimo trampolino di lancio. Osservando il tutto come se avesse deciso di trapiantare il suo tempo come un albero in modo che attecchisca bene, tagliarlo finemente affinchè il legno di cui è costituito possa essere intagliato.

Titolo: Veronica e il diavolo. Storia di un esorcismo a Roma
Autore: Fernanda Alfieri
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 21 €
N° di pagine: 376
Trama: E’ il 23 dicembre 1834 quando due gesuiti bussano a una porta di via Sant’Anna. Sono stati chiamati al capezzale di una giovane donna << ritenuta ossessa >>, Veronica Hamerani, per liberarla dagli assalti del demonio. Inizia così questa vicenda inquietante, di cui la storica Fernanda Alfieri compie un’accuratissima ricostruzione partendo dal ritrovamento di un manoscritto nell’Archivio generale della Compagnia di Gesù. È il diario che gli esorcisti hanno tenuto durante i mesi in cui si è protratto il rito: non solo è un racconto disturbante, in cui il “diavolo”, tra violenti improperi e battute in romanesco, prende direttamente la parola, ma è anche la testimonianza straordinariamente viva delle tensioni di un’epoca. Da una parte lo sguardo della Chiesa, la convinzione che il Maligno abbia preso possesso del corpo della ragazza e la volontà di riportarlo, quel corpo, sotto il proprio controllo; dall’altra quello della medicina che vede le convulsioni di Veronica come una malattia curabile, l’isteria. Dall’anziano padre Kohlmann, che aveva attraversato i continenti, fuggendo dalla Francia in Rivoluzione e approdando, attraverso l’impero russo, negli Stati Uniti, e ogni volta vedendo il mondo, il suo mondo di antico regime, distrutto da un tempo presente ingovernabile; al giovane malinconico padre Manera, il più colto e dubbioso ( e se la ragazza stesse solo fingendo? ) E poi i medici, la famiglia, il Vaticano, la Roma papalina, tesa tra la superstizione e la modernità, fra la chiusura e il cosmopolitismo. Tutti sguardi e volontà di controllo che si stringono intorno al corpo di Veronica. Lo scrutano, lo misurano, lo interpretano. Lo zittiscono.

martedì, dicembre 22, 2020

Gocce d'inchiostro: Nona Grey. La trilogia - Mark Lawrence

Non seppi mai bene come accadde, se fu la stessa Nona, protagonista indiscussa di questo romanzo a chiamarmi, o se accadde tutto nel momento in cui la mia anima e la sua coincisero, nel più breve sfrigolio delle pagine e il profumo della carta appena stampata, l’inchiostro rovesciato, un sibilio seguito da un frastuono assordante, un frastuono seguito da un sibilo, o un sibilo o un frastuono insieme, ma comunque successe in tutta fretta, e dopo qualche settimana ero ancora intrappolata fra le sue pagine. Ebbene si, perché rimasi bloccata bonariamente per quasi tre settimane, e lì sono rimasta finchè non sono giunta all’epilogo. Di forte impatto, smanioso, febbricitante, fra il silenzio delle mie riflessioni con nient’altro che analizzare pensieri che nella mia testa hanno avuto un particolare senso e sperare che la magia che circondò ogni cosa svanisse.
La trilogia di Nona Gray è un ciclo di romanzi davvero straordinari, un viaggio che mi ha condotta alla serenità verso stati d’animi che scovano una certa parvenza di tranquillità, solitudine, concetrazione, nonostante l’aura in cui è immerso, che tuttavia placa le paure, lascia da parte qualunque sofferenza. Perché esso, assieme a una buona dose di parsimonia, serenità spirituale scova qualcosa che ha un chè di sacro e inimmaginifico che si ripete continuamente. Una reliquia sacra che terrà intatto ogni cosa, persino l’irrimediabile lotta alla sopravvivenza.

Titolo: Nona Grey. La trilogia

Autore: Mark Lawrence

Casa editrice: Oscar Vault

Prezzo: 30 €

N° di pagine: 1581

Trama: Nel convento della Dolce Misericordia si allevano fanciulle per trasformarle in devote quanto pericolose assassine. Ci vogliono dieci anni di formazione, ma sono poche le ragazze dotate di vero talento per la morte, quelle nelle cui vene scorre il sangue delle antiche tribù di Abeth. Compito delle monache è scoprire e affinare queste doti innate, insegnando le tecniche della lotta con e senza armi dello spionaggio, l’uso dei veleni e infine la tessitura delle ombre. Ma neppure le sorelle più anziane sono in grado di comprendere fino in fondo la potenza del dono di Nona Grey, una bimba di otto anni che giunge al convento con l’accusa di aver compiuto un omicidio. Qui crescerà, ma non sarà facile per lei scegliere quale cammino seguire: indosserà la tonaca nera delle Spose dell’Antenato, per abbracciare una vita di preghiera e servizio? Vestirà il rosso delle Suore Marziali, esperte nel combattimento, o il grigio delle Suore di Discrezione, imbattibili nelle arti della segretezza? O il suo colore sarà il blu delle Suore Mistiche, capaci di percorrere il Sentiero? Quale che sia il suo destino, dovrà lottare aspramente per conquistarlo.

giovedì, ottobre 29, 2020

Gocce d'inchiostro: La straordinaria invenzione di Hugo Cabret - Brian Selznick

Dedussi che la storia che avrei letto, questo piccolo eroe in carta e inchiostro, auspicasse buoni propositi e forse sarebbe andata così, ed evitai di temporeggiare a lungo sulla decisione di leggere un romanzo come Hugo Cabret chiedendomi se i miei propositi halloweeniani avrebbero coinciso semplicemente con questo viaggio spericolato e assurdo. Si, alla fine ho avuto ragione. Il mondo è un relitto di pacciume e fango, sofferenza e orrore, e da certi romanzi – sebbene apparentemente semplici- è possibile trarne insegnamento. Fondono delle solide basi sul reale e il possibile in un luogo in cui avrei fatto perdere volutamente le mie tracce, in cui l’illusione si mescola alla parvenza di benessere e tranquillità che avrebbe garantito un posto migliore e più confortante.
Ebbene si, perché l’individuo inconsapevolmente aspira al raggiungimento della felicità. Della tranquillità spirituale e fisica, senza la quale, probabilmente saremmo tutti morti nel giro di poco tempo. La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, nonostante apparentemente sembri una lettura per ragazzi, cela un messaggio piuttosto significativo, che ribattezza qualunque forma di vita come una forma di illusione e ricchezza. Arte, magia, scenari meravigliosi, un corredo di immagini che parlano molto più delle stesse parole, hanno trasformato una banalissima lettura per ragazzi in una chiacchierata cuore a cuore sulle sorti di un importante illusionista, e su ciò che avrebbe implicato la << magia >> adoperata nel mondo. Spiriti semplici ma umani, che si sono tenuti per mano, hanno accompagnato la mia avanzata lenta in una avventura davvero molto carina e avvincente, di cui personalmente ho apprezzato maggiormente la trasposizione cinematografica. Ma a cui mi sono sentita parte, chiamata a sé, felice di condividere un pezzo dell’anima del piccolo Hugo Cabret.

Titolo: La straordinaria invenzione di Hugo Cabret
Autore: Brian Selznick
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 19 €
N° di pagine: 544
Trama: La luna, le luci di una città, una stazione affollata, due occhi spaventati. Le immagini a carboncino scorrono come in un cinema di carta fino a inquadrare il volto di Hugo Cabret, l’orfano che vive nella stazione di Parigi. Nel suo nascondiglio segreto. Hugo coltiva il sogno di diventare un grande illusionista e di portare a termine una missione: riparare l’automa prodigioso che il padre gli ha lasciato prima di morire. Ma, sorpreso a rubare nella bottega di un giocattolaio, Hugo si imbatterà in Isabelle, una ragazza che lo aiuterà a risolvere un affascinante mistero in cui identità segrete verranno svelate e un grande, dimenticato maestro del cinema tornerà in vita.

venerdì, aprile 24, 2020

Gocce d'inchiostro: Le due città - Charles Dickens

L'argomento che verte attorno alle vicende avventurose e concrete di Le due città fu la Rivoluzione francese e l'annosa disputa fra popoli di diverso stato sociale sulle nuove 'predisposizioni' indotte a chi regnava. Questo ritratto fedele e fiducioso (come lo definiscono alcuni critici o amanti di Dickens) fa parte di un piccolo tassello di un mosaico che da quant'è che conosco l'autore - anni di svariate letture, nella fumosa e ombrosa Londra ottocentesca - ha raso al suolo centinaia di giudizi, predisposizioni d'animo e sbattuto fuori da ogni pagina o parola l'insana idea che facesse posto a una buona occasione per riflettere. Mediante un carosello di vantaggi solitari, persi sul destino di anime che traggono vantaggio da tutto ciò che riescono a ricordare, nel riconoscere la grandezza di una famiglia, una dinastia che predomina su creature che ripudiano il proprio destino.
Tra montagne di terra, sontuosi palazzi, legami e separazioni repentine, l'aria che ho respirato fra le sue pagine è la stessa di quella che vi ho riscontrato in altri splendidi capolavori come David Copperfield o Oliver Twist, ma distante da quei concitati rumori del cuore e dell'anima che avevano assordato la mia anima per tutto questo tempo, implodendo tuttavia come uno scontro pubblico 'dialettico' più furibondo di quel che avrei creduto. Imponente tuttavia a non farmi contagiare dall'arrogante presunzione di sottolineare o evidenziare mediante aspetti sentimentali, drammatici e teatrali, vicende dalle tinte forti che denunciano la società circostante e la repulsione da parte dell'autore per il ceto sociale medio. Non individuandone più le cause, bensì le conseguenze.
Titolo: Le due città
Autore: Charles Dickens
Casa editrice: Bur
Prezzo: 11, 50 €
N°di pagine: 454
Trama: Romanzo storico consacrato al realistismo narrativo, Le due città mette in scena i destini di personaggi coinvolti nel vortice degli eventi della Rivoluzione francese e del successivo periodo del Terrore. Sebbene l'ambientazione, tra Londra e Parigi - le due città del titolo - differisca notevolmente dall'Inghilterra vittoriana, cui il romanziere ha quasi sempre attinto per i suoi lavori, quest'opera contiene tutti i classici temi dickensiani: dalla povertà alla nobiltà di spirito, dal sacrificio alla redenzione.

sabato, aprile 18, 2020

Gocce d'inchiostro: Il giro del mondo in 80 giorni - Julius Verne

La mia nuova avventura prevedeva di visitare il mondo, non nel senso stretto, ma letterale del termine, poiché il romanzo che sonnecchiava beato fra gli scaffali della mia libreria frantumò quelle stupide paure che dalla sua lettura non avrei ricavato assolutamente nulla, e che l’unico aspetto positivo sarebbe stato quello di aver conferito al mio bagaglio culturale una goccia di conoscenza in più.
Adesso che del romanzo di Verne ho valicato confini, viaggiato su navi con sgorbutici e puzzolenti marinai, respirato la magia e il sentore di profumi orientali, antichi e perduti, l’avvilente situazione che mi costrinse a rimandarne la sua lettura a data da destinarsi fu quasi ridicolizzata. Mi persi fra le sue pagine ritrovando una parte di me, scovando un aspetto che non credevo possibile le sue pagine potessero conferirmi, e nell’immediato quel sentimento di cameratismo che si fu instaurato col vecchio proposito di colmare qualunque lacuna divenne un po’ rindondante.
Con Julius Verne mi presi cura di me stessa, ebbi una certa attenzione a qualunque oggetto, cosa o persona avrebbe intaccato la mia anima, quella che sino ad oggi mi aveva indotto a procrastinare, e vedendo come ciò sfumò alla luce luminosa di un mattino di metà aprile acquistò concretezza nel momento in cui partì all’arrembaggio con il signor Fogg e il suo devoto domestico Passeparteout perché, sebbene il ricordo della sua trasposizione cinematografica è ancora vivo in me non riscossi alcun effetto negativo all’indomani dello spericolato viaggio in mongolfiera in soli 80 giorni.
Titolo: Il giro del mondo in 80 giorni
Autore: Julius Verne
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9€
N° di pagine: 300
Trama: “Il giro del mondo in ottanta giorni” è forse il più noto tra i romanzi di Julius Verne, fonte di numerosi adattamenti televisivi e cinematografici. Il protagonista è un inglese vittoriano di nome Phileas Fogg che, per scommessa con i soci del suo club londinese, si imbarca nell’avventura di fare il giro del mondo in non più di ottanta giorni. Alla base della sua certezza vi è la convinzione tipica dell’Europa del suo tempo di aver domato il mondo, tanto da poter programmare ogni tappa solo sulla base degli orari ferroviari di navigazione ufficiali. Fogg non è un normale turista, non è interessato alle bellezze dei luoghi che attraversa, ma a raggiungere in modo efficiente il suo obiettivo. Ad affiancarlo nell’impresa il domestico Jean, detto Passepartout, che lo aiuterà a risolvere gli imprevisti che incontrerà nel suo tour. In una ridda di imprese, a volte tragiche a volte comiche, Fogg alla fine riuscirà a vincere la scommessa, nonostante gli ostacoli che gli verranno opposti di continuo da un pertinace poliziotto inglese che lo insegue per tutto il mondo, convinto che sia l’autore di un grosso furto in banca.

lunedì, aprile 06, 2020

Gocce d'inchiostro: La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo - Laurence Storne

Non sapendo cosa significa << letteratura >>, nel senso più letterale del termine, tanto meno di letteratura settecentesca, non comprendendone appieno le motivazioni, anche se di ragioni effettivamente ce ne sono, sebbene i toni non sono stati propriamente incoraggianti, fui tentata di rispondere a qualunque impulso, che esso fosse improvviso o meno non avrebbe avuto importanza, con la lettura di un romanzo che languiva sullo scaffale da qualche tempo, ma non troppo. E quale miglior occasione se non questa di reclusione forzata fra le mura domestiche? E se prima di adesso ero risoluta a leggere tutti quei romanzi comprati e quasi dimenticati, adesso sono desiderosa di raggiungere questo obiettivo, in una guerra di sogni e speranze racchiuse.
Caparbio e ambizioso, La vita e le opinioni di Tristan Shandy, gentiluomo non è stata una lettura per nulla facile. Nel mentre decisi di accogliere certe belle idee fra le stanze polverose del mio animo, l’importanza che l’autore riserva al concetto di esistenza e il modo attraverso il quale valutiamo l’esistenza si rivelò quell'insurrezione spirituale che mi sorprese particolarmente.
Metanarrazione, settecento pagine di manifesti ai diritti civili e umani nonché processo consapevole di ciò che circonda l’individuo, una marcia ardua verso una meta quasi inesistente per protestare contro la coscienza, l’unica a cui si può fare affidamento e da cui non si può certamente esimersi nel sapere le cose, il processo contorto per cui si muovono, scandagliando a fondo i pensieri e i desideri di chi osserva, con occhio clinico, ricordando ciò che è stato intrapreso nel passato ma che governano le azioni di ognuno di noi.


Titolo: La vita e le opinioni di Tristan Shandy, gentiluomo
Autore: Laurence Sterne
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 832
Trama: Non “Vita e avventure”, come per Robinson Crusoe, ma “Vita e opinioni”: fin dal titolo il romanzo di Sterne sorprende e si rivela innovativo, tanto da segnare l’avvio della letteratura moderna. Mimetizzato dietro il protagonista e narratore, che racconta una vicenda fitta di personaggi e di situazioni bizzarre, Sterne rivolge la sua penna acuminata contro le convenzioni morali e letterarie dell’epoca, contro l’ipocrisia degli ecclesiastici, la vanità dei potenti e il servilismo dei letterati. Ne risulta un’opera umoristica e malinconica, enigmatica, anarchica e irrivelante, originale fin nell’ortografia; un romanzo zigzagante, ricco di divagazioni, di storie parallele, di “opinioni” – appunto -, in cui il protagonista, attraverso l’esercizio del dubbio, giunge alla conoscenza dell’ultima finitezza, e ne esce più forte e libero, invitando il lettore a fare con lui lo stesso percorso.

venerdì, marzo 27, 2020

Gocce d'inchiostro: Nanà - Emile Zola

Nella confusione del momento, mai un buon libro è stato così importante, indispensabile per la mia vita. Non che la letteratura, la scrittura non abbiano mai svolto un ruolo fondamentale, ma ora come ora, in verità, mi attirano maggiormente soprattutto nel valutare l’ipotesi di dedicare del tempo a quelle letture che hanno languito sullo scaffale per troppo troppo tempo.
La settimana che sta per concludersi, dunque, mi vide impegnata con le vicende di una giovane donna borghese, le cui vicende si scontrarono con il mio animo semplice ma appassionato e provvidi a relegarmi nel suo cantuccio personale rispondendo alle sue esigenze ed << ascoltandola >> come non avevo fatto finora.
La condizione che imperversa nell’anima della giovane Nanà la dichiararono colpevole sotto molti punti di vista e la condannarono ad imboccare una strada non propriamente giusta. Zola, però, in veste di avvocato difensore, fece di questo romanzo un ritratto naturalista e veritiero in cui aleggiò nell’aria per quasi cinquecento pagine aggiungendo una certa verve alla sospensione condizionale della stessa Nanà.
Il risultato, naturalmente, per una giovane penalista sottratta da una fetta di misery society, provocante, subdola, rozza, a tratti ingenua a tratti domita, non fu certamente clemente. Eppure impossibilitata a non provocare moti di compassione, quasi affetto, per un << reato >> commesso e mai più espugnato. In quanto il ricordo di questa giovane protagonista è al di sopra della condizione che ritrarrà l’autore, specialmente nel credere che una sempliciotta fosse una banalissima seducente attrazione, mentre la sua smodata mancanza di rispetto, di concretezza e rigore e la sua crudele indifferenza verso i riguardi del prossimo, se non per un'unica persona, furono segno di uno spirito insensibile che è stato trattato con quella giusta severità. In quanto incensurata, secondo l’autore meritevole di seconde possibilità. Ma mai libera di quella fedina penale che la macchierà per sempre.
Titolo: Nanà
Autore: Emile Zola
Casa editrice: Newton Compton
Prezzo: 10 €
N° di pagine: 465
Trama: “Nanà” ha per protagonista una protagonista e per tema uno dei nuclei attorno a cui ruota l’intero progetto zoliano: la carne, ovvero la pulsione e la ricerca ossessiva del piacere. L’affresco orchestrato da Zola si basa, come sempre nello scrittore francese, su un lungo lavoro preparatorio fatto di interviste a prostitute vere e racconti di amici ben introdotti nell’ambiente galante.

giovedì, febbraio 20, 2020

Gocce d'inchiostro: Via col vento - Margaret Mitchell

Da qualche parte ho letto che, nella letteratura, vi sono romanzi, opere, capisaldi, che almeno una volta nella vita dovremmo vivere. In termini personali, le probabilità che ciò non accadrà sono alquanto scarse, perciò pian pianino mi premurerò di accaparrarmi di qualunque opera funga da capolavoro letterario. In questi primi giorni di febbraio, mi sono così intestardita nel voler conoscere Rossella O’Hara non pensandoci più di tanto a rimandare il momento in cui si sarebbe presentata alla mia porta. Dunque non ci sarebbe stato alcun pericolo. La sua visita mi accolse impreparata quando meno me lo sarei aspettata, aumentando il mio interesse, alimentando la mia sete letteraria, soddisfarmi più del necessario. La Mitchell esercitava su di me un controllo rigoroso e costante, pian piano mi sarei infiltrata nei suoi più completi meccanismi.
Pertanto ho accolto questa bella storia come un ideale romantico da seguire, uno stato di perfezione che ho desiderato aspirare ma che Rossella O’Hara non esprime con risolutezza. Piuttosto indotta a lasciarsi andare a temibili concessioni del cuore umano, che come divari intellettuali le permetteranno di comprendere come sopravvivere o meno dinanzi a qualcosa di completamente diverso da ciò cui era abituata.
Titolo: Via col vento
Autore: Margaret Mitchell
Casa editrice: Neri Pozza
Prezzo: 25 €
N° di pagine: 1194
Trama: Opera pressochè unica di Margaret Mitchell, nata ad Atlanta nel 1900 e cresciuta ascoltando i racconti dei veterani della guerra di Secessione, << Via col vento >>  conquista i lettori di tutto il mondo grazie a una trama avvincente caratterizzata da colpi di scena, rovesci di fortuna e da un’appassionata storia d’amore; trama che portò i critici a parlare di Grande Romanzo Americano e a osare il paragone con Tolstoj. Ma a rendere straordinarie queste pagine è soprattutto l’anticonvenzionale protagonista: Scarlett O’Hara, la viziata e volubile ereditiera della grande piantagione di Tara, la quale, contando sulle sue forze, dovrà cavarsela mentre l’esercito nordista avanza in Georgia.

mercoledì, febbraio 12, 2020

Nel cuore delle parole: San Valentino in libri

Il tempo scorre inesorabilmente. E’ impossibile bloccare un simile processo, e, nel giro di qualche giorno, ecco il resoconto di uno dei periodi più dolci di quanto io stessa gradisco. Ma certi periodi, seppur rievocati fortemente, non dichiarano né privilegiano su altro. Personalmente considero questo giorno un giorno come tutti gli altri, ma non nascondo come il mio cuore ama bearsi di tutto ciò. Dato che in questa storia sono i fatti a varcare qualunque confine, resistendo strenuamente alle insidie del vecchio che si scontra con il moderno. 
Non posso affermare con certezza quando sia accaduto il momento in cui il 14 febbraio divenne prevalente nella vita di molti, ma c’è di certo il vantaggio che chi ama la buona letteratura non può sottrarsi nella scelta di osservare e condensare in poche ma semplici righe quelle letture moderne e non che esaltano i sentimenti umani. E non nascondo quanto sia stato difficile scorgere, fra gli scaffali delle mie librerie, alcune di quelle letture che si sono sposate perfettamente ai miei gusti. Esplicando l’amore romantico in ogni forma o gesto.

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Sebbene drammatica e tragica, quella di Tess e Angel è una delle storie d’amore più belle che il mio cuore custodisce gelosamente. Indispensabili l’uno con l’altro, imbattibili nella loro imprescindibile unione.


Titolo: Tess dei d’Urbeville
Autore: Thomas Hardy
Casa editrice: Best Bur
Prezzo: 10 €
N° di pagine: 449
Trama: Una ragazza tenace e sfortunata, figlia della povertà dei campi, vittima dell’uomo e dell’età industriale: è Tess dei d’Urbeville, protagonista di uno dei capolavori del romanzo vittoriano. La tranquilla contea inglese del Wessex, antica denominazione anglosassone del Dorset, è teatro di sordide vicende e di soprusi: l’ingenua Tess, ultima rappresentante di una nobile famiglia deceduta, viene sedotta e abbandonata in giovane età, costretta a seppellire un figlio nato malato, battezzato da lei stessa con il significativo nome di Dolore. Condannata come “donna perduta” dall’opinione comune, non si arrende alla propria condizione: cerca il riscatto attraverso il lavoro e il matrimonio con Angel Clare, figlio di un pastore evangelico, turbato dal passato tormentato della moglie.

lunedì, febbraio 10, 2020

Gocce d'inchiostro: Storia di una ladra di libri - Markus Zusak

In principio, era solo un’idea. Più tardi, la piccola Leslie e dopo ancora un’onnipresente figura che ha svezzato, spezzato qualunque legame ma che ha elargito diversi insegnamenti, che quando si giunge all’epilogo avviene in maniera alquanto violenta. E’ così che comincia il romanzo che rese Zusak celebre, il tempo è il passato, e né l’uomo né il Fato potranno concederci delle risposte. Per una manciata di giorni ho seguito le vicende di una piccola ladra di libri, che ruba e li serba come tesori aspettando che quelle parole che la invadono ogniqualvolta possano salvarla. Non certamente una cosa da poco, né da prendere alla leggera: quante volte le parole mi hanno salvato nel momento del bisogno!
Eppure, leggere di lei e delle sue formidabili vicende, a distanza di qualche tempo, è stato alquanto semplice, introspettivo, travolgente ed inaspettato, come i sentimenti o l’emozioni che hanno invaso il mio corpo, durante il corso della lettura. E deducendo si trattasse di semplice mancanza, mi è stata recapitata la storia di questa giovane ebrea che spiega ed esamina, non solo una fetta di storia, ma la potenza che il Caso ha inesorabilmente nelle nostre vite. I rapporti che si instaurano, giorno dopo giorno, particolari che sebbene la semplicità con cui sono trattati arricchiscono il nostro animo.



Titolo: Storia di una ladra di libri
Autore: Markus Zusak
Casa editrice: Frassinelli
Prezzo: 16, 90€
N° di pagine: 563
Trama: E’ il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l’inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi nel minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro; lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d’amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l’orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché “ai tedeschi piaceva a bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri”, poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n’è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantica. Il mondo della ragazzina all’improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto.

giovedì, febbraio 06, 2020

Gocce d'inchiostro: L'ultimo inverno di Rasputin - Dmitrij Miropol’skij

Trascorse qualche giorno. E’ impossibile realizzare qualche progetto, quando incappi in una lettura impegnativa e drastica come questa. Certo, altri romanzi, durante questo lasso di tempo, prevedono un resoconto sostanzioso ma non pienamente soddisfacente e meno fitto di quanto avessi immaginato. Ma le informazioni al momento non servono, e perciò mi orienterò su ciò che è davvero indispensabile per questo ennesimo post. Dato che quella narrata in queste pagine è una storia basata su fatti realmente accadutii, credo sia inutile varcare le soglie del dimostrabile, resistendo stenuamente alle insidie dell’invenzione. L’ultimo inverno di Rasputin, infatti, con quella copertina rossa sgargiante come un taccuino, e che mi ha fornito un resoconto dettagliato delle esperienze di vita di questo importante sovrano, è alquanto attendibile. Il suo autore non si è limitato a descriverci la macabra estrazione di un frammento di storia russa, che tuttavia ne restituisce la biografia così gelida e dettagliata di uno dei più importanti eventi, ma ritrae perfettamente l’importanza che si attribuì ad un tema fondamentale come la guerra e su cosa sia giusto o sbagliato.
In prevalenza, il lettore, in uno scenario del genere è costretto a restare da parte. E una volta presa l’abitudine, leggere l’ascesa di un contadino comune come tutti gli altri non fu così disagevole, e ciò procurò un certo vantaggio alla sua narrazione. Allettata dall’osservare e scrutare ogni cosa. In un viavai di fatti, situazioni ed eventi che non hanno bisogno di alcuna spiegazione per comprendere il tutto.
Titolo: L’ultimo inverno di Rasputin
Autore: Dmitrij Miropol’skij
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 780
Trama: Nel gelido inverno russo del 1916, l’inconcludente ricerca di un uomo scomparso ha una macabra svolta quando le acque ghiacciate di un fiume ne restituiscono il cadavere deturpato. La polizia non ha dubbi: si tratta di Grigorij Rasputin. La condanna a morte del contadino, colpevole di una deleteria influenza politica e morale sullo zar e la moglie, era già stata idealmente decretata nelle piazze e nei salotti di Pietroburgo, ma la mano del boia che ha eseguito la sentenza è ignota. Inizia così, con il ritrovamento del corpo assassinato di Rasputin, un avvincente viaggio nel passato di questo enigmatico personaggio, che come un filo lega le persone, i luoghi e gli eventi che hanno cambiato per sempre le sorti della storia europea a partire dallo scoppio del primo conflitto mondiale. A essere in fermento non è solo il mondo militare, anche quello della cultura, viene travolto dalla corrente futurista, in cui emerge l’estro poetico di un giovane Majakovskij, che con lo scorrere della narrazione mostra un’inarrestabile quanto compromettente passione per le donne. E mentre in ogni angolo d’Europa spie insospettabili e nobili esaltati congiurano nell’ombra, una delle dinastie più affascinanti e sfortunate, quella dei Romanov, mostra il proprio lato più intimo e umano, prima di cadere vittima dello spietato massacro che metterà fine al regno degli zar.

domenica, febbraio 02, 2020

Romanzi su misura: Gennaio

Un mese fa, proprio come adesso, appuntavo le migliori letture del mese di dicembre; appunti, note, frasi sparse che mi avevano provocato un certo piacere.
Nuovi arrivi, ventata di aria fresca, la monotonia di post quasi sempre uguali mi spinse a vertere i miei interessi anche su un altro genere:i booktag, le visioni cinematografiche concepite prima come romanzo, eventi memorabili da ricordare e riesumare.
Da ciò ne deduce come questo primo mese del nuovo anno, in questo nuovo mese letterario, vi siano state tante cose, e riconosco come la cosa mi soddisfi enormemente. Perciò, dal primo dell’anno, su Sogni d’inchiostro ci sarà un chè di nuovo ed inaspettato; a seconda degli eventi, mi farò trascinare dal vento impetuoso del suo abbraccio.
Nuove entrate libresche, irresistibili sconti, giornate che squarciano la monotonia e, fra tutti, la visione di un film che è una crescita individuale che conquista e ammalia.
Cosa aggiungere? La piega che prendono i miei pensieri, ogni qualvolta scrivo, rivela sempre un certo tono sentimentale. Eppure sarebbe impossibile non dare voce a tutto ciò; sarebbe impossibile non poter lasciarsi andare, ma opporsi a quei ricordi che in parte ho taciuto per ben trenta giorni. E’ questo quello che succede quando non hai nessuno con cui parlare e condividere certe passioni.

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Romanzi su misura in carta e inchiostro:





Storia così linda, immacolata, irreprensibile sotto per certi aspetti, ma non sotto altri, progenie di una generazione di piccoli o grandi lettori che da questi personaggi potrebbero imparare o apprendere tante cose.
Valutazione d’inchiostro: 4

lunedì, gennaio 20, 2020

Gocce d'inchiostro: La luna è tramontata - John Steinbeck

Quasi inconsapevolmente, dopo il ritorno a casa da una giornata lavorativa intensa e stancante, decisi di leggere La luna è tramontata di John Steinbeck e lo divorai in un sorso, le pagine scorrevano sotto i miei occhi come sabbia fine sul palmo della mia mano e le sue parole in un sogno. (La mia piccola e intatta copia stanziava su uno scaffale stracolmo da qualche tempo, qualche mese prima che il fatto si compiesse; allora era già chiaro che la sua lettura sarebbe stata alquanto concisa purchè me la trascinassi per qualche giorno, e così lo avevo acquistato sbarazzandomi di qualunque dubbio o perplessità: insomma, il primo approccio con l’autore). Ieri pomeriggio, dunque, colsi al volo l’occasione mentre la mia bella Anna Karenina, il suo tormentato amore, che ho sempre segretamente amato, da dove riposano silenziosamente mi stessero scrutando in malo modo. Ma niente toglie al bellissimo romanzo di Tolstoj il suo tempo; già stasera tornerò nuovamente a muovermi nella Russia di fine ottocento.

La luna è tramontata, comunque, reguardisce messaggi così belli ed importanti che girano ognuno su un unico tema: l’individuo è un combattente, un soldato, una milizia, che è nato per combattere e contrastare qualunque avversità. Ma desideroso anche di affetto, emozioni, parole gentili che esamineranno insieme, a gruppi di personaggi, una serie di disegni non propriamente divini ma che fecero di questo romanzo una sorta di propaganda. Lezione morale che ognuno di noi, persino l’uomo moderno, dovrebbe perseguire.



Titolo: La luna è tramontata

Autore: John Steinbeck

Casa editrice: Bompiani

Prezzo: 10 €

N° di pagine: 159

Trama: Seconda guerra mondiale. Un piccolo paese della Norvegia viene occupato dall’esercito tedesco senza che gli abitanti riescano a capire la gravità della situazione e senza che possano organizzare qualche forma di opposizione. Dopo lo shock iniziale la piccola comunità imparerà una lezione fondamentale: la forza dell’individuo si basa sull’unione del gruppo. Dopo aver assistito a violenze e tradimenti dell’invasore, si farà strada e si consoliderà lo spirito di indipendenza e rivalsa del gruppo. Prima con sporadiche esecuzioni dei soldati occupanti, poi con una guerriglia sistematica e organizzata, la comunità dimostrerà agli altri e a se stessa che nessuno è vinto finchè non si arrende.

martedì, ottobre 01, 2019

Gocce d'inchiostro: Il racconto dell'ancella - Margaret Atwood

Ogni volta che osservavo questo romanzo, fra gli scaffali strapieni della libreria più vicina della mia città, l'istinto mi incoraggiava a spingermi ulteriormente. Inspiegabilmente tale forza non ha cessato di esistere, nemmeno per un istante. Il momento propizio in cui avrei potuto vivere così intensamente una storia come questa non era ancora giunto, ma adesso che ho abbracciato questa dottrina mi pento esclusivamente di non averlo fatto prima. Un altro sarebbe stato più furbo, e avrebbe letto Il racconto dell'ancella prima che questo polverone di domande e critiche si abbattesse sulla Atwood e, in primis, sul romanzo. Eppure acquistare e poi possedere una lettura di questo genere avrebbe equivalso camminare dirimpetto lungo una strada sconosciuta, ricca di ignoto. Ma la sera in cui tutto accadde, le chiacchiere che mi avvolgevano non mi penetrarono ne scalfirono come credevo, evocando piuttosto l'immagine di un mondo inespugnabile, inquietante ma bellissimo.




Titolo: Il racconto dell'ancella
Autore: Margaret Atwood
Casa editrice: Ponte delle grazie
Prezzo: 16,80€
N°di pagine: 400
Trama: In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alle élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità è, forse, il successo di una ribellione.
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